L'antropologo: Svestirsi è rigenerarsi


 
Da Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia di mercoledì 3 agosto 2005

L’antropologo: Svestirsi è rigenerarsi


di Marino Niola

Felicità è arrivare nudi alla meta. Al mare, in montagna, al lago, perfino in un centro benessere sotto casa, va bene dappertutto purché liberi dal soffocante condizionamento degli abiti.
Il nudismo è tornato e con i calori di questa estate rovente i naturisti gettano alle ortiche tutto quell’armamentario ingombrante che siamo costretti a portarci addosso nella vita di ogni giorno. Questa volta però la trasgressione non c’entra. Se ci si mette come mamma ci fece, non è per scandalizzare i benpensanti, per provocare i bacchettoni, per sbeffeggiare l’ipocrisia dei moralisti. Niente a che vedere con l’ideologia libertaria dei figli dei fiori e dei freaks, loro eredi principali. E neanche col nude-look degli anni Settanta.
Quello di oggi è un naturismo edificante, salutista. E’ nudismo politically correct. Chi si spoglia non lo fa per desiderio di esibizione e neanche di rivoluzione. La nuova via della nudità è lastricata di buone intenzioni. E se ci si mette in costume adamitico è per vivere in un eden verde, fatto di serenità e di wellness, per guadagnarsi un paradiso dove anima e glutei vadano finalmente d’accordo. Oggi sembra quasi che spogliarsi rappresenti l’incarnazione del sogno neoromantico di un ritorno alla natura. Una natura buona però, senza tentazioni e senza pericoli. Come un’insalatona o una centrifuga di frutta e verdure miste o un carpaccio di ananas. Per cui liberarsi degli indumenti è un po’ come sbucciarsi, ritornare ad essere solo polpa, più autentici, più genuini. Nudi e crudi, senza quegli additivi - artificiali come gli abiti - che nasconderanno pure i nostri difetti ma in compenso ci procurano tensioni, frustrazioni e stress.
Svestirsi dunque è rigenerarsi. Perché come dice la parola stessa abiti e abitudini sono parenti strette, sul piano linguistico e su quello sociale. Se gli uni ci stringono, le altre ci costringono. Denudarsi, insomma, è un vero strike psicosomatico. Libera d’un sol colpo il corpo e la mente.



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