È ora di approvare le proposte di legge


 
Da TESEO di marzo-aprile 2005

È ORA DI APPROVARE LE PROPOSTE DI LEGGE


DI LUISA CAVALIERI

“Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”: è l’apertura virtuale e sostanziale alla questione, dibattuta nei decenni scorsi anche in sede penale, che ha richiamato autorità, politici, praticanti, comuni cittadini e curiosi al Convegno tenutosi a Roma sabato 29 gennaio. Tema del Forum: “Naturismo in Europa e sue prospettive in Italia”, all’incontro sono intervenuti i massimi esponenti della Federazione Naturista Internazionale e quelli della omologa Italiana.
Si è molto dibattuto su una condizione particolare di essere, la cui linea apicale coincide con il soddisfacimento dell’aspirazione umana: l’integrazione con la natura. Tanto più in un periodo storico contrassegnato da disastri ecologici, catastrofi apocalittiche e prodromi infausti di profondi mutamenti climatici, nel quale si ravvivano le intenzioni di tornare a rispettare l’ambiente, che non è esterno a noi ma costituisce la nostra essenza fondamentale. La casa dell’uomo poggia su elementi distinti dalla manipolazione tecnologica; ha radici che perpetuano il divenire; comprende aspetti al servizio delle regole naturali. Le quali, trascurate e scosse, sconvolgono l’ordine necessario. Basti pensare che nudi erano gli atleti dell’antica Grecia, a esaltare la bellezza del corpo e la vigoria emanate, in un armonioso abbraccio tra potenzialità naturale ed espressione fisica.
Ma come nasce e perché il Naturismo? Nasce in Germania sul finire del XIX secolo con il nome di Freiköperkultur (che significa cultura del corpo libero), proponendosi come risposta alla civiltà industrializzata che allontanava l’uomo da uno stile di vita semplice, a contatto con la natura; difatti tramite la nudità, la danza, la ginnastica ed il vegetarismo, gli intellettuali e la classe media tedesca cercavano l’armonia con il mondo che ci ha generato, ribellandosi alla cultura di quel periodo (1888-1918). La nudità veniva intesa come fattore di benessere personale e sociale.
Il termine “nudismo” fu coniato da Heinrich Scham/Pudor agli inizi del 1900, mentre il primo centro nudista nei pressi di Berlino fu ad opera di Fedor Fuchs. Tale movimento cominciò ad affermarsi in Germania dopo il 1920 con la nascita di alcune associazioni che si differenziavano per ideologia (dai borghesi ai socialisti) che riuscirono a pubblicare riviste dai titoli: “Terra della Luce” o “La Nuova Era”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il movimento cominciò ad estendersi in Europa e nacquero nel giro di pochi anni associazioni e centri in Francia, Olanda, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Grecia e in Croazia. Negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia il movimento trovò seguaci che si ritrovavano in spiagge solitarie, fondavano campeggi frequentati da intere famiglie, trascorrendo le loro vacanze nella nudità più assoluta.
In Italia, Belgio e Spagna, nazioni dall’invadente cultura cattolica, il nudismo trovò un forte freno al suo sviluppo sia ideologico che legislativo, tanto che l’Italia dovette aspettare il Sessantotto, cioè il periodo della rivoluzione sessuale, per avere il clima adatto affinché i nudisti italiani fossero anche solo tollerati in qualche spiaggia solitaria ed appartata, anche se tuttora il nostro Paese è privo di una legge che regolamenti la pratica nudista. Contrariamente a Germania, Francia, Grecia e Croazia, dove la presenza considerevole di spiagge diviene un polo di attrazione, basti pensare anche all’esistenza di campeggi: 175 in Francia, 150 in Germania. In Danimarca addirittura le spiagge dove è obbligatorio il costume sono solo due!
Negli anni Settanta il termine nudismo si è affiancato a quello di Naturismo. Quest’ultimo è divenuto una filosofia di vita che si basa su un concetto generale di rispetto della natura, di cui sono parte integrante sia l’accettazione della nudità, come qualcosa di bello e giusto, sia il desiderio di potersi spogliare integralmente nei luoghi dove è possibile stabilire uno stretto contatto con il sole, la terra, il mare, e tutto ciò che è natura. Quindi, nulla a che vedere con la pornografia o tantomeno con l’esibizionismo perché si ha una diversa valutazione del proprio corpo.
L’obiettivo dei naturisti è quello di incrementare il loro benessere personale, tutto a vantaggio dei rapporti con gli altri e quello che particolarmente conta è l’inebriante sensazione di libertà e, nello stesso tempo, di appartenenza alla natura concessa dall’assenza dei vestiti. Ma tale comportamento ha delle regole ben precise da rispettare, difatti il nudismo va praticato, sia per legge sia per buon senso solo in luoghi comuni, anzi opportuni nella certezza di non ledere il pudore altrui: luoghi dove è consentito osservare le norme che tutelano e controllano determinati spazi, non praticare attività sessuali, non fare nulla per convincere a spogliarsi chi non condivide, etc…
Secondo i naturisti, mostrando la propria nudità ci si espone allo sguardo altrui esattamente per quello che si è, senza far nulla per mascherare le proprie imperfezioni. Di fatto i nudisti dimenticano il proprio corpo, paradossalmente perché ne hanno maggiore consapevolezza; la loro non è una pratica riservata solamente a chi ha un bel fisico, perché per un nudista il corpo è bello comunque sia. Secondo il naturista Pino Fiorella: «Il contatto non solo epidermico con la sabbia rovente, ci permette di rientrare nel nostro corpo naturale, quel corpo tanto bistrattato dall’uso improprio dei vestiti, imbalsamato dentro lo scafandro dell’ipocrisia, addirittura cancellato ancora oggi (burka) in certe culture ». E in riferimento ad una spiaggia frequentata da naturisti: «Nonostante il luogo sia appartato e fuori dai flussi dei vacanzieri mondani, per colpire i pochi naturisti che frequentano la spiaggia, ancora si devono segnalare gli squallidi interventi delle forze dell’ordine, sguinzagliate dall’ottusità bacchettona di qualcuno che soffre di turbe psichiche davanti allo spettacolo della nudità».
Oggi, per liberarsi dalle convenzioni e ritrovare se stessi, si può prendere il sole nudi e non c’è nulla di ripugnante e neppure di scandaloso nell’adottare un diverso stile di vita che non è improntato alla trasgressione, ma alla riscoperta serena e libera di se stessi. Si può tranquillamente affermare che il naturismo corregge forzosi retaggi miranti a punire il nudo “controcorrente”. Per l’educazione dei piccoli privilegia la nudità a contatto con gli altri recando giovamento fisico e psichico tramite pure un’alimentazione più equilibrata.
Il Naturismo, annullando la barriera dei vestiti e del loro significato riveste un’indubbia funzione didattica: induce al rispetto dei beni della Natura, alla tolleranza delle altre persone, di ogni età, sesso, o razza, in un sommo spirito di convivenza e inoltre ha una sua etica, al fine di orientare gli adepti verso stili di vita probi. Altamente educativa, tanto che la Federazione Francese Naturista fa parte del Ministero per la Cultura, lo Sport e l’Educazione Sociale e Giovanile.
Jacques Poucele, medico e ideologo del Naturismo francese, scriveva negli anni ’50: «Contrariamente a quanto pensa il pubblico, che immagina come inevitabili degli stimoli libidinosi, la nudità promiscua di sesso ed età ha effetto sedativo: essa non sopprime la sessualità, ma toglie ciò che aveva di artificioso. Il nudismo è stato, a buona ragione, chiamato la “tregua dei sensi”».
In Italia non esiste una legge che regolamenti esplicitamente la pratica del naturismo, che inoltre non è considerato un reato, dal momento che nessuna sentenza tutt’oggi ha mai affermato il contrario. «Chiunque in un luogo pubblico o privato o esposto al pubblico, compia atti contrari alla pubblica decenza è punito con un’ammenda», (fino a 2.500 euro): l’articolo 726 del codice penale non vieta, quindi, la pratica del nudismo. Non solo, un recente pronunciamento della Corte di Cassazione – Terza Sezione Penale – con la sentenza n.3557/2000 ha dichiarato che: «Non può considerarsi indecente la nudità integrale di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata». Anni prima un analogo pronunciamento aveva legalizzato il topless. Il pieno sdoganamento del naturismo era stato anticipato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 1765/2000 in cui si afferma espressamente che «la nudità sfugge a qualsiasi rilevanza penale in particolari contesti settoriali (per esempio di tipo naturista o salutista)».
Sulla base di quanto esposto il Naturismo è perfettamente legale in tutte quelle spiagge dove da anni lo si pratica ed è anzi da considerarsi illegittima ogni denuncia a carico di naturisti. Il 14 settembre 2000 in Parlamento alcuni naturisti parteciparono all’audizione con il comitato ristretto della Commissione Affari Sociali per l’esame delle Proposte di Legge c 529 Turroni e c 649 Massidda per la definizione di un Testo Unico di Legge per il naturismo in Italia. Ma l’iniziativa non ebbe seguito. È di alcuni mesi fa la proposta di legge elaborata e sostenuta dall’onorevole Franco Grillini (Ds) che affianca quelle già depositate in Parlamento da Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e Piergiorgio Massidda (Forza Italia). Grillino prevede la depenalizzazione della pratica specificando che non rientra nell’articolo 726 del codice penale «la nudità integrale in spiaggia o in area riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentati», dato che oggi c’è il rischio di denuncia per oltraggio al pudore. La proposta inoltre prevede la possibilità di destinare aree pubbliche e private riservate ai naturisti, con regioni e province autonome che possono definire spazi limitati. Regolando il settore si favorirebbe un maggior turismo da parte del Nord e Centro Europa e conseguente creazione di molti posti di lavoro. Secondo Massidda sono due milioni gli europei che praticano questo tipo di turismo e «si tratta di un tipo di turismo che preferisce periodi di stagione considerati “morti per l’Italia”. La sua proposta punta sulla “salvaguardia della privacy, su un rapporto diretto con la natura, l’identificazione di aree definite per togliere anche ogni preoccupazione a chi voglia praticare il naturismo ovunque, allungare la stagione turistica e togliere a Francia, Spagna e Croazia un affare che è sempre più grosso».
Il convegno sul “Naturismo in Europa e sue prospettive in Italia”, tenutosi il 29 gennaio scorso, nella sala “Cola di Rienzo”, presso il comando dei vigili urbani, si è svolto significativamente a Roma. In quanto è stata creata ufficialmente proprio qui la prima spiaggia naturista voluta da un’amministrazione locale. In Europa esistono da tempo centinaia di strutture riservate al Naturismo, con milioni di frequentatori. Scopo dell’incontro, quello di individuare le modalità che portino il Bel Paese a sviluppare la pratica del Naturismo. Obiettivo, del quale dovranno farsi carico i parlamentari che hanno promosso il varo di una proposta di legge. Benché le proposte legislative abbiano incontrato l’interesse di partiti antitetici, è continuata l’opera repressiva contro tantissimi naturisti italiani e stranieri, denunciati a dispetto di ripetute sentenze della Cassazione. Bisogna che le proposte di legge “trasversali” possano essere discusse e approvate entro la fine della corrente legislatura.
L’iniziativa del Convegno è servita a riflettere sul futuro del Naturismo nel nostro Paese e sulla necessità che le proposte di legge esistenti escano dal “dimenticatoio” e possano essere discusse, unificate ed approvate. «Sia chiaro che nulla ci sarà regalato – afferma Francesco Ballardini - solo se come naturisti, organizzati e non, sapremo far valere la nostra voce, avremo qualche speranza di vedere approvata una legge che garantisca i nostri diritti di cittadini, rispettosi delle leggi ma che non intendono rinunciare, a praticare il Naturismo. Senza per questo imporlo a chi naturista non è».



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