Mi sono avvicinato da poco al naturismo


 
Mi sono avvicinato da poco al naturismo

articolo di Daniele da Pescara


Provare per credere recitava qualche anno or sono, accompagnando il motto con un rapido gesto della mano, Guido Angeli, noto imbonitore televisivo che fece la fortuna di un ancor più noto mobiliere. E provare per credere avevo più volte letto sui vari siti che si occupano dell’argomento e che mi era capitato di visitare nelle mie peregrinazioni in rete, spinto dalla curiosità che la questione suscita.

Quale questione? Ma il naturismo perbacco; o per essere più precisi, il nudismo, argomento correlato al primo ma non sinonimo di quest’ultimo. Le domande cui cercavo risposta erano principalmente tese a capire quale fosse la caratteristica peculiare dei nudisti, cosa cioè spingesse persone, magari con fisici non scultorei, a spogliarsi pubblicamente. Spudoratezza? È possibile. Esibizionismo? Magari per qualcuno sì. Già…, come dire che di sicuro non fa per me. Fino al momento in cui, in una di quelle meravigliose giornate di fine maggio, sulle rive di un laghetto alpino, mentre pregusti i “caldi” che la bella stagione ti regalerà, vedi arrivare dei ragazzi in bicicletta, sudati e rossi per la salita, che, con la massima naturalezza, si spogliano totalmente e fanno un bel bagno. Poi ne arrivano altri e fanno la stessa cosa. Allora qualcosa “scatta” e senti che in quel posto ed in quella situazione l’avere un costume è un limite.

Credo rappresenti motivo di riflessione il fatto che, quando le persone sono nude, generalmente si crea un clima di intesa e di grande democrazia: spariscono proprio tutti quei segni esteriori delle differenze sociali. Questo mi incuriosiva assai. Del resto, nella mia vita, ho sempre voluto provarle sulla mia pelle, le cose. Dalle corse in macchina al paracadutismo! Sicché, volete che uno che “sale” a 5000 metri e poi si butta da un aereo possa tirasi indietro di fronte al fatto di togliersi un paio di slip? Così, con naturalezza ed una punta di spregiudicatezza che solo la curiosità intellettuale fornisce, mi sono spogliato, restando totalmente nudo, e, con mia grande sorpresa, gli altri ragazzi quasi non mi hanno guardato, ma mi hanno immediatamente accettato nella compagnia, invitandomi ad entrare in acqua, più a gesti che a parole, dal momento che non si parlava la stessa lingua.

Di fatto, da quel momento, l’interesse per la nudità e più in generale dello stare nudi ha assunto per me tutt’altra connotazione ed importanza. Del benessere fisico che si prova in questa nuova condizione, diffusamente si parla in tutti i siti e pubblicazioni sull’argomento, ed io stesso in quella occasione (ma poi anche in seguito) ebbi modo di sperimentarlo, ma di quello intellettuale quasi non vi è traccia, giacché la nudità non è solo uno stato di “svestizione” ma un vero e proprio “clima” nuovo, che nulla ha a che fare con le rilevazioni meteorologiche.

Di sicuro c’è il fatto che una volta nudi non si torna più ad indossare costumi, vivendo, anzi, questa seconda condizione come frustrante e deludente. Di sicuro, però, c’è anche il fatto che non siamo soli. Tutta una serie di rapporti interpersonali e di convenzioni sociali ci legano al mondo circostante, e se, dunque, delle varie problematiche ormai siamo tutti coscienti, la domanda alla quale non ho ancora trovato risposta è: quale deve essere il comportamento da seguire con chi ci vive accanto? Potendo scegliere, avrei scelto di fare le mie scoperte qualche anno prima, con i figli molto piccoli, così da poter essere guida ad una nudità spontanea, ma tant’è, ci sono arrivato solo adesso, ora che ho una moglie “perplessa” e tre figli non più piccolini.

Tre figli che, tanto per fare un esempio, non si sono mai posti la questione e che, tanto per dirne un’altra, per una vita si sono mostrati “abbastanza” riservati sulle rispettive nudità. La mia compagna, Paola, non comprende bene questa mia nuova “necessità” e certamente ha le sue idee, peraltro non molto favorevoli seppur rispettabilissime, ma questo non le impedisce di seguirmi con amore. Come integrare e fondere posizioni così diverse, amalgamandole alla mia, senza creare traumi o sconvolgimenti? Non ho la bacchetta magica né soluzioni ideali preconfezionate; devo quindi risolvere le cose cercando di fare appello al buon senso ed alla ragione.

Paola, ad esempio, ha cercato di capire quali fossero le ragioni che mi hanno indotto ad avvicinarmi al nudismo solo ora, ed essendo lei fondamentalmente un’esteta, non vede troppo di buon occhio la nudità, quando questa va a scoprire “magagne” ed “imperfezioni” che ogni corpo esposto non solo al sole ma anche agli occhi degli altri, possiede. Non che ciò sia grave o inconciliabile con la dignitosa nudità di chiunque, intesa come libertà e per certi aspetti come recupero di antiche culture, ma rappresenta per lei, personalmente, motivo di disagio e di ciò devo tenere conto.

In me, comunque, qualcosa era cambiato e mi sono trovato a dover affrontare il primo vero problema tangibile e cioè quello del “posto” in cui praticare il nudismo. Sì, perché, sebbene il focolare domestico sia il primo e più naturale dei luoghi, con i figli che non hanno mai considerato seriamente questa pratica, non è che dalla sera alla mattina puoi cominciare a girare nudo per casa…

Scartati luoghi lontani, dato lo scarso tempo a disposizione, chiesi aiuto, in un momento di disorientamento, ad Andrea Grasselli di Italianaturista su come proseguire lungo questo percorso che stava aprendo un rinnovato rapporto con me stesso. Andrea, che conosco solo tramite posta elettronica, è persona disponibile e si rese subito accessibile con una serie di consigli, ma, tra le altre cose, mi comunicò che a lui non risultavano posti da me facilmente raggiungibili. Ciononostante mi incoraggiava a proseguire nella mia esperienza.

Insieme a Paola provammo tre volte ai “Sassi Neri” e quantunque le giornate fossero molto belle e soleggiate con una decina di naturisti intorno, il clima non era favorevole. L’ambiente non era rilassato, e non era l’ideale per incominciare un “percorso” da nudisti… un occhio al mare e uno alle vie d’accesso… Risultato: io mi spogliai interamente, Paola no.

Allora decisi di affrontare il problema senza mezze misure. Prenotai i soli quattro giorni di ferie che avevamo presso il Naturist Sporting Club di Vico del Gargano; ci fosse piaciuto o no, in ogni caso si poteva stare nudi, almeno così confidavo, senza il pericolo di veder arrivare qualche sudato tutore “dell’ordine” a chiedere i documenti.

L’avessi fatto prima! Sono stati quattro giorni di sole, piscina, mangiare e dormire, il tutto assolutamente nudi, con una tranquillità e una naturalezza da far pensare di essere nel Paradiso Terrestre. Mi sono reso conto che per almeno sei mesi all’anno si potrebbe vivere senza indumenti tutto il giorno. I proprietari gentili e disponibili, attenti nel selezionare le persone, hanno contribuito non poco a creare distensione, e Paola, dopo mezza giornata era nuda vicino a me sul bordo della meravigliosa piscina dello “Sporting” a prendere il sole. Se le sue perplessità rimangono, almeno il ghiaccio è rotto ed ho avuto modo di coinvolgerla in questa nuova dimensione.

Quattro giorni passano però in un lampo, quindi al mio ritorno sulle spiagge affollate il problema di dove spogliarmi si è nuovamente posto. Così ho iniziato, con l’aiuto del mio scooter e della barchetta di un amico, a cercare sulle coste della mia regione una qualche caletta relativamente appartata, impresa da far “tremare i polsi” anche ad Ulisse! La ricerca è stata dura, ma l’ho trovata. Certo, ogni tanto qualche persona arrivava, ma ho “imparato” a sentirmi via via più sicuro, fino a quando mi è sembrato del tutto naturale restare nudo in presenza di chiunque (anche se di tanto in tanto capita che qualcuno si fermi nelle vicinanze, rigorosamente “armato” di costume e si ha l’impressione che lo faccia apposta), vincendo i primi naturali momenti, nei quali ti sembra che tutto il mondo guardi solo te, in particolare se a passare erano ragazze.

Purtroppo non ho avuto la fortuna di incontrare altri nudisti; peccato, sarebbe stato molto bello poter allargare il gruppo. Sì, perché a lungo andare è frustrante praticare il nudismo “solitario”, visto che comunque, Paola, se la “zona” non è... come dire…, autorizzata, non mi accompagna. Non ricordo dove, ma lessi che il naturismo è attività da praticare in gruppo, e con l’esperienza maturata, mai parole furono più indovinate. In ogni caso, con un po’ di volontà, ma soprattutto con una grande determinazione, ho potuto prendere un’integrale abbronzatura di quelle da far invidia ad un bagnino! Certo, i problemi non sono risolti, in casa non giro nudo se non qualche volta, quando non ci sono i figli, la bella stagione è finita e le perplessità di Paola sono rimaste.

Vero è che in ogni caso ho avuto le mie soddisfazioni, utilizzando però enormi quantità di perseveranza, ma con l’inverno alle porte, avrò la possibilità di proseguire? Chissà… magari tutto si risolverà con la massima naturalezza, così come è iniziato! Soprattutto, chissà se da qui ad un anno, con l’avvento della prossima estate, avrò incontrato qualche coppia di amici, o anche solo singole persone “serie”, per formare un piccolo gruppo compatto!

Meglio incamminarsi, sia pure a piccoli passi, piuttosto che restare irrimediabilmente fermi a vedere la vita che passa veloce accanto… non vi pare?

Au revoir.


Daniele da Pescara
daniele330@interfree.it

20 novembre 2004



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