Capocotta: oltre il danno la beffa


 
Da Buongiornoroma del mese di febbraio 2006

CAPOCOTTA: OLTRE IL DANNO LA BEFFA


di Cecilia Calamani

Le demolizioni dei 3600 metri cubi di strutture abusive a Capocotta, iniziate a metà gennaio, non sono state terminate per mancanza di fondi. Questo l’epilogo di una vicenda che è rimbalzata per sette anni tra il XIII Municipio e il Comune di Roma.
La storia è iniziata negli anni novanta quando il Comune, dopo aver riqualificato la spiaggia, ha concesso a privati la costruzione e relativa gestione di sei chioschi di 64 metri quadri di superficie ognuno. Nel tempo, però, i chioschi sono stati ampliati oltre le misure previste, tanto che nel 1999 è stata emessa un’ordinanza di demolizione delle parti abusive. Non solo l’ordinanza è rimasta pendente per sette anni, ma il Comune nell’aprile dello scorso anno ha approvato un progetto che prevede l’ampliamento dei chioschi fino a 500 metri quadri, la costruzione di un’ulteriore struttura di pari metratura al confine con la tenuta di Castel Porziano, due cabine elettriche, nuovi varchi e passerelle e un parcheggio ricavato nell'area delle dune. Un modo, insomma, per sanare gli abusi e legalizzare l’operato di chi, in questi anni, si è arricchito illegalmente in barba alla legge e a scapito del delicato ecosistema dunale di uno dei pochissimi tratti di costa non ancora edificati in tutto il paese. La spiaggia di Capocotta, infatti, non solo è inserita nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, ma è anche Sito di Interesse Comunitario (SIC). Il progetto capitolino, che in sostanza trasformerebbe Capocotta in una fila di stabilimenti e ristoranti, ha sollevato l’indignazione dell’Unione Naturisti Italiani (UNI) del Lazio, del WWF, di Italia Nostra e della LIPU, che hanno manifestato la loro contrarietà all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Angelo Bonelli.
E arriviamo allo scorso gennaio, quando il Prefetto di Roma ha emanato l’ordine esecutivo di demolizione delle strutture abusive e negli stessi giorni l’area Valutazione Impatto Ambientale della Regione ha respinto il progetto capitolino.
L’entusiasmo iniziale degli ambientalisti è durato ben poco: il Municipio ha assunto l’onere delle demolizioni con lo stanziamento di tutti i fondi previsti nel bilancio (30mila euro) rivelatisi sufficienti a demolire solo il 5% delle strutture abusive. Inutili le proteste dell’UNI Lazio e del suo portavoce, Paolo Guerra, che ha invitato il Sindaco Walter Veltroni a far intervenire l’ufficio demolizioni del Comune per completare l’opera. A colpi di comunicati stampa l’UNI ha chiesto al Sindaco perché l’Assessorato all’Ambiente del Comune abbia permesso il perpetrarsi di gravi danni ambientali in un’area altamente protetta e per quale motivo abbia lasciato che per anni i gestori si arricchissero, impuniti, con strutture di cubatura assai superiore a quella prevista. Ha inoltre sfidato i rappresentanti locali dei DS a un pubblico dibattito e ha lanciato un appello ai futuri candidati alla presidenza del XIII Municipio, Paolo Orneli e Teodoro Buontempo, affinché assumessero una posizione in merito.

Mentre i DS hanno fatto per più di un mese orecchie da mercante, Teodoro Buontempo, ultimo interpellato, ha cavalcato subito l’onda, dichiarando che "quanto è avvenuto e sta avvenendo a Capocotta è scandaloso e gli amministratori della città fanno come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano.". Le dichiarazioni di Buontempo hanno scatenato la reazione di Paolo Orneli che, uscito dal silenzio, ha dichiarato al "Messaggero": "Capocotta è interessata da un progetto concordato tra assessorati all’Ambiente di Comune e Regione per un piano di riordino che metterà fine ad ogni illegalità. Condanniamo gli abusi e siamo per il rispetto delle regole ma i fatti parlano chiaro: il Campidoglio ha cancellato tutti i chioschi abusivi e Capocotta è migliorata sotto il profilo naturalistico". Peccato che il materiale fotografico in possesso dell’UNI mostri palesemente lo stato di degrado della zona e che le ultime demolizioni effettuate dal Campidoglio risalgano agli anni novanta.
Scaramucce politiche a parte, ancora nessuno che dia una risposta seria sullo stato delle strutture abusive e sul loro futuro.



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