Capocotta: inerzia e incapacità assessorato


 

COMUNICATO STAMPA UNILAZIO DEL 6 GIUGNO 2005


CAPOCOTTA: L’INERZIA E L’INCAPACITA’ DELL’ASSESSORATO ALL’AMBIENTE DEL COMUNE DI ROMA STANNO DISTRUGGENDO UN’AREA PROTETTA A LIVELLO EUROPEO.


IL GRAVE DEGRADO DELLA ZONA DUNALE CAUSATO ANCHE DALL’AVARIZIA. BASTEREBBE SPENDERE 87,12 EURO PER RIPARARE LA RETE DI RECINZIONE SULLA VIA LITORANEA. DAL 1999 MAI NESSUN INTERVENTO DA PARTE DEL COMUNE DI ROMA.
IL CONTROLLO SU QUANTO AVVIENE NELLE STESSE DUNE DEMANDATO AI GESTORI DEI CHIOSCHI, CHE NESSUNO CONTROLLA.


E’ dal 1999 che l’Assessorato alle Politiche Ambientali del Comune di Roma, ora retto dal Verde Dario ESPOSITO, rifiuta di spendere una somma da noi calcolata in 87,12 euro per riparare le interruzioni nella rete di recinzione posta sulla via litoranea a protezione della zona a riserva integrale delle dune di Capocotta.
L’ennesima denuncia sul degrado dell’area viene dall’UNI Lazio, la quale rammenta che da tali accessi illegali si riversano sulle dune protette centinaia e centinaia di frequentatori ogni giorno con gli scopi più diversi, dalla distruzione della pregiata macchia mediterranea alla prostituzione e ad altro ancora. Anche l’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Angelo BONELLI, ha scritto giorni fa ad ESPOSITO per chiedergli di intervenire contro il gran numero di sdraio ed ombrelloni, la cui presenza ha accertato di persona nell’area dunale, Sito di Importanza Comunitaria e zona di massima protezione della Riserva Naturale Statale “Litorale Romano”.
Dal 1999 ad oggi - rammenta l’UNI Lazio – solo la nostra associazione ha tentato di bloccare il crescente degrado dell’area dunale riparando in proprio la rete di recinzione.
Dopo lunghe ricerche – afferma l’UNI Lazio – siamo venuti in possesso di uno dei contratti di concessione dei chioschi comunali a Capocotta. Nello stesso è riportato testualmente che spetta agli stessi concessionari “la vigilanza delle aree dunali recintate” e addirittura che viene riconosciuta “la riduzione di 1/5 dell’indennità pagata dai chioschi per l’uso dell’area comunale in ragione della valutazione dei particolari e maggiori oneri derivanti dagli obblighi contrattuali relativi alla fascia dunale”. “Le inosservanze in materia di salvaguardia del sistema dunale – prosegue il contratto – saranno perseguite secondo quanto previsto dall’art. 17 del contratto stesso” che prevede come il Campidoglio “si riservi di avvalersi nei confronti del concessionario della clausola risolutiva espressa dall’art. 1456 del Codice Civile ” cioè la risoluzione del contratto.
Inoltre – fa notare l’UNI Lazio – nel contratto è espressamente previsto che la pulizia dell’area dunale sia uno dei compiti dei gestori dei chioschi. Circa una settimana fa, Legambiente è stata costretta ad impegnare decine di giovani nella pulizia dell'area dunale di uno dei chioschi, a riprova di quanto l’Assessore ESPOSITO abbia poco o nessun interesse al controllo di quanto avviene nell’area protetta.
Se a tutto questo – conclude Simona CARLETTI del Direttivo dell’UNI Lazio – aggiungiamo gli abusi edilizi protetti da anni dallo stesso Assessorato alle Politiche Ambientali capitolino e la mancanza di dichiarazioni ufficiali sullo sfruttamento, in uno dei chioschi, di lavoratori extracomunitari, sorge in molti il sospetto della totale incapacità nel saper gestire un’area di importantissimo valore ambientale proprio da parte dell’Assessorato deputato a ciò in quanto ha la diretta gestione dell’area. Sembra quasi che tale Assessorato non sappia distinguere un Parco naturale da un Luna Park.
Una vergogna come Capocotta – concludono i naturisti – dovrebbe avere una sola conseguenza: il ritiro al Verde ESPOSITO della delega all’Ambiente da parte del Sindaco di Roma Walter VELTRONI, atteso anche il continuo ripetersi di incendi nella Pineta di Castelfusano, anch’essa sotto la giurisdizione dell’Assessorato alle Politiche Ambientali capitolino.



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