Capocotta - i naturisti: il comune vuole salvare gli abusi |
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| da Il Giornale di domenica 12 giugno 2005 |
CAPOCOTTA – I NATURISTI: “IL COMUNE VUOLE SALVARE GLI ABUSI” |
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di Stefano Vladovich Demolizioni a Capocotta? Il Campidoglio fa dietro-front e dirotta le ruspe all’autoparco comunale. Almeno secondo quanto sarebbe emerso durante una commissione dell’ufficio capitolino per gli abusi edilizi. In sostanza, come previsto dalla legge, l’amministrazione avrebbe intenzione di acquisire le strutture realizzate illegalmente sul demanio marittimo nella fascia compresa tra Castelporziano e il “Villaggio Tognazzi”. Uno sceneggiato a puntate quello in onda dalle parti del X° Dipartimento del Comune di Roma: da una parte i naturisti da sempre sostenitori della massima tutela ambientale all’interno della Riserva Naturale Statale “Litorale Romano”, dall’altra l’Assessore comunale Dario Esposito, il Direttore dell’ufficio demolizioni Ing. Miglio, e il Presidente del XIII° Municipio Davide Bordoni. Casus belli: 3.000 metri cubi costruiti a Capocotta nonostante i divieti. Colpevoli alcuni dei cinque assegnatari di altrettanti chioschi pubblici (64 metri quadrati l’uno) voluti nel 1996 dall’allora Assessore all’Ambiente Loredana De Petris. Scopo, all’epoca, regolarizzare una situazione a dir poco disastrata. Una “repubblica delle banane”, come più volte è stata chiamata, in cui l’irregolarità, l’abusivismo commerciale ed edilizio l’hanno fatta da padroni per vent’anni. Un colpo di spugna che, di fatto, non porta a molto: ampliamenti indiscriminati, feste illegali, vendita di superalcolici senza licenza, sfruttamento della manovalanza clandestina. È accaduto questo ed altro a Capocotta, pochi chilometri di arenile assediati dai parcheggiatori abusivi, prostitute e personaggi per così dire “inquietanti”. Come il “figlio dei fiori” che quattro anni fa violentò e uccise Xziao Zhu Wu, una massaggiatrice cinese che dall’Equilino ogni mattina arrivava ad Ostia per cercare di sbarcare il lunario. La questione, adesso, è a un punto fermo. Paolo Guerra, battagliero nonché polemico portavoce dell’Unione Naturisti Lazio, sostiene che quei 3.000 metri cubi di abusi resteranno dove sono. Il Presidente del XIII° Municipio, dal canto suo, le determinazioni dirigenziali di demolizione le ha già inviate a Roma assieme alle richieste di abbattimento e alle ordinanze dei vigili urbani. “Mancano i soldi – spiega Bordoni – se dal Campidoglio non stanziano il denaro necessario non possiamo fare granché”. Angelo Bonelli, neo Assessore alla Regione Lazio, non è a conoscenza della richiesta di acquisizione: “Non spetta a noi la competenza su Capocotta – chiarisce Bonelli – le spiagge sono gestite dai comuni di appartenenza. Ribadisco, però, che l’illegalità non può essere tollerata. Pertanto, via libera alle demolizioni e alla riassegnazione degli arenili in cui i precedenti concessionari abbiano commesso abusi”. Sarà un caso ma alla fine di maggio l’ingegner Miglio, responsabile dell’ufficio istituito proprio per contrastare le strutture edilizie non autorizzate avrebbe dichiarato a Guerra: “Se necessario abbatteremo le opere abusive sorte nell’area protetta di Capocotta nelle ore notturne per non disturbare la quiete dei bagnanti (…). I nostri uffici sono pronti a partire perché le demolizioni dovranno essere effettuate quanto prima”. Passano le settimane e non accade nulla. “Il Sindaco Veltroni trovi un’ora di tempo per esaminare quanto avviene a Capocotta e decida finalmente di schierarsi pubblicamente dalla parte del rispetto della legalità” ribadisce l’UNI Lazio. |
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