Capocotta, salviamo le dune


 
Dal Corriere della Sera di domenica 25 settembre 2005

Capocotta, salviamo le dune del Presidente. Un’area unica capace di resistere ai venti e al mare. Ma non agli uomini.


di Fulco Pratesi

Quando, nel 1971, l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat «donò» al Comune di Roma due chilometri dell’intatta spiaggia prospiciente la Tenuta presidenziale di Castelporziano, nessuno avrebbe immaginato, (nonostante le preoccupazioni degli ambientalisti) cosa sarebbe successo alla duna la cui fragile vegetazione difendeva la foresta retrostante dagli influssi nocivi dell’aerosol marino. E anche per la fascia litoranea dell’ex Tenuta di Capocotta, non compresa nell’inclusione alla tenuta di Castelporziano voluta dal Presidente Sandro Pertini, i timori di allora si sono rivelati fondati.
Le dune litoranee sono, in tutto il mondo, in rapida diminuzione. L’erosione costiera, le strutture per la balneazione, i lungomare e le conurbazioni turistiche stanno divorando questi ambienti di grandissimo interesse ecologico. Una vegetazione specializzata nel resistere al furia dei venti marini, alla salsedine, all’azione smerigliatrice della sabbia, all’aridità, una fauna legata a questi ambienti pionieri e una funzione insostituibile nella difesa dei territori retrostanti, ne fanno ecosistemi preziosi per il paesaggio e la biodiversità.
Di questi delicati «biotopi» restano nel Lazio pochissimi tratti in progressivo smantellamento.
Nel litorale romano, in particolare, su circa 24 chilometri di costa bassa, i settori ancora «naturali» sono circa 5,8 chilometri. Tra questi è compresa la fascia dunale di Castelporziano-Capocotta.
Dopo lo sfregio inflitto nel secondo dopoguerra con la strada litoranea che ne ha tagliato la continuità con l’entroterra, dopo i guasti perpetrati nel tratto di spiaggia donato al Comune (e dalle foto aeree si vede il danneggiamento della foresta retrostante in coincidenza con i chilometri aperti al pubblico), si è cercato di limitare i danni derivanti da una eccessiva pressione antropica.
E così la Regione istituì un Sito di Interesse Comunitario nel litorale di Castelporziano, compreso in parte nella adiacente Riserva Naturale Statale «Litorale Romano» (dune di Capocotta).
Purtroppo nel corso del tempo il territorio è andato progressivamente deteriorandosi.
Una frequentazione eccessiva (grazie anche alla rottura delle recinzioni) ha portato con sé parcheggi a danno dei rilievi sabbiosi, strade abusive nelle aree interdunali per 5-6 chilometri, strutture cementizie al servizio della balneazione a cui si sono aggiunte, a partire dagli anni Settanta, varie manifestazioni di massa (kermesse, balli, feste notturne, eccetera). Tutti questi fattori han provocato, come denuncia il WWF, una progressiva riduzione dei cordoni dunali i quali sono scesi, solo per la preziosa area di Castelporziano, dal 23 per cento del 1959 all’11 per cento del 1994.
Per Capocotta, nonostante si trovi all’interno di un’ area protetta statale e dichiarata «Sito di Interesse Comunitario», si prevede ora un incremento della superficie pavimentata (a danno della vegetazione) dagli attuali 1.857 metri quadri ai futuri 5.585 metri quadrati. I manufatti di proprietà comunale destinati «alla balneazione, alla valorizzazione ed alla tutela ambientale del sistema duna-spiaggia di Capocotta» (D.G.C. del 30.07.1999), che sono stati ampliati abusivamente, verrebbero in qualche modo sanati in base a un «Progetto di adeguamento funzionale delle strutture di servizio alla balneazione del litorale di Capocotta».
Infine, esiste un progetto di metropolitana di superficie per collegare Ostia ad Anzio che taglierebbe ancor di più la duna, vanificando quella continuità mare-duna-foresta che è la componente più unica e preziosa di questo territorio.
Bisognerebbe che l’assessore regionale all’ambiente Angelo Bonelli - che già si era efficacemente adoperato come Presidente del XIII Municipio nella tutela delle dune e che si sta impegnando nel ripascimento delle spiagge di Ostia - intervenisse per assicurare una più severa tutela a questi insostituibili ambienti.



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