Chioschi sotto processo |
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| da Il Tempo di giovedì 17 marzo 2005 |
Prima udienza contro l’abusivismo edilizio a Capocotta, dopo l’attentato in tribunaleCHIOSCHI SOTTO PROCESSO |
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di Alessandra Zavatta L'ABUSIVISMO edilizio a Capocotta arriva in tribunale. Il primo processo contro le costruzioni illegali spuntate sulla spiaggia è iniziato ieri nella sede distaccata di Ostia, quella colpita il 7 marzo scorso dall'attentato esplosivo rivendicato dalla Federazione anarchica informale. Un processo "bollente" che ha spinto l'Uni Lazio, l'associazione dei naturisti, a costituirsi parte civile e a chiedere centomila euro per rifondere i danni provocati alle dune dai manufatti abusivi. Sul banco degli imputati ci sono i titolari dei chioschi Oasi e Porto di Enea, che hanno sostenuto di aver chiesto la sanatoria per quegli abusi. Riuscendo, dopo appena mezz'ora, a far rinviare al 30 marzo prossimo il dibattimento. In quella data dovranno essere depositati in tribunale gli atti relativi alle domande di condono edilizio. «La sanatoria non può essere concessa e neppure richieste per le costruzioni realizzate in aree protette da vincoli paesaggistici e Capocotta fa parte della Riserva statale del litorale romano, oltre ad essere tutelata dall'Unione europea come sito di importanza comunitaria», spiega il portavoce dell'Uni Lazio Paolo Guerra. Da demolire su questa bianchissima spiaggia al confine tra Roma e Torvajanica ci sono duemila metri cubi di strutture abusive: ristoranti, pedane, tettoie, magazzini cresciuti attorno ai cinque gazebo per la rivendita di bibite e panini autorizzati dal Campidoglio. «Ogni chiosco in origine aveva a disposizione 64 metri quadrati - sottolinea Guerra - Molti però hanno ampliato le superfici occupate, entrando in contrasto con le severe normative che salvaguardano le aree di pregio ambientale». Gli abusi commessi sono stati puntualmente registrati dai vigili urbani di Ostia. Il XIII Municipio ha effettuato le procedure necessarie a demolire le strutture illegali. «Ma ogni volta che la rimozione era vicina, inspiegabilmente, sono giunti inviti a rinviare», denuncia l'Uni Lazio, che ora s'è costituita parte civile contro gli abusivi di Capocotta e invita il Comune di Roma a fare altrettanto. «Perché il primo ad essere penalizzato da questa situazione di illegalità - sostengono i naturisti - è proprio l'amministrazione capitolina. L'abusivismo e la mancanza di rispetto per la legge ha di conseguenza cancellato la spiaggia per nudisti, uno spicchio di arenile lungo cento metri, che pure il Campidoglio aveva riconosciuto e che ora viene invasa dai bagnanti in costume». Ci sono voluti anni di battaglie per portare in tribunale le illegalità di Capocotta. La prima ordinanza di demolizione risale al 1999. Ne sono seguite molte altre, ma nessuna rimozione è mai stata eseguita lungo i tre chilometri di costa. Mentre a Ostia, Acilia e Infernetto numerosi manufatti abusivi sono stati abbattuti. |
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