Chioschi come hôtel sulle dune


 
da Il Tempo di venerdì 18 febbraio 2005

CHIOSCHI COME HÔTEL SULLE DUNE


di Alessandra Zavatta

CAPOCOTTA nella bufera per gli abusi edilizi. Chioschi per la vendita di bibite a panini trasformati in ristoranti, magazzini per il ricovero di barche e pattini spuntati tra le dune. Mentre in XIII Municipio si dimette il presidente della commissione Attività produttive, il forzista Alessandro Paltoni, che aveva chiesto trasparenza sulla gestione degli arenili. Carabinieri, guardia costiera e vigili urbani hanno iniziato ieri a controllare i chioschi costruiti a Capocotta e affidati sei anni fa dal Comune di Roma in gestione a cooperative. Gli investigatori hanno trascorso la mattinata in spiaggia, a misurare le superfici dei gazebo, verificare le pertinenze, controllare le licenze. Alcuni chioschi sarebbero stati ampliati senza autorizzazione. Tanto che, tra il 1999 e il 2004, sono state emesse dal XIII Municipio diverse ordinanze di demolizione. Capocotta, per l'elevato valore ambientale, è stata inserita nell'area a tutela integrale della Riserva statale del litorale romano. Ed è inoltre protetta dall'Unione europea, che l'ha classificata Sito di interesse comunitario insieme alla vicina Castelporziano. «Nei 2,5 chilometri di arenile a Capocotta - scrive Paolo Guerra, portavoce dell'Uni Lazio - ci sono sei chioschi, la cui superficie approvata dal Comune è di circa settanta metri quadri per ognuno. Nel corso del tempo sono stati ampliati abusivamente, arrivando quasi sempre a somigliare più a stabilimenti balneari che non alle "strutture leggere" previste per i servizi accessori alla balneazione». Capocotta è gestita direttamente dal Comune di Roma tramite l'Assessorato alle Politiche ambientali. Il parlamentino del Lido è però competente per le demolizioni. Ogni volta che il minisindaco Davide Bordoni ha chiesto al Campidoglio soldi e ruspe per poter ripristinare la legalità, sono giunti inviti a procrastinare le rimozioni motivandoli con la necessità di comparare gli abusi con le nuove norme del condono edilizio. Da smantellare ci sono duemila metri cubi di edifici illegali. «L'Uni Lazio si è offerta più volte di contribuire alle demolizioni con 50mila euro, per pagare l'affitto delle ruspe, ma nessuno ci ha mai risposto», sottolinea Guerra. «Gli abusivismi hanno rappresentato un guadagno ingentissimo per i gestori dei chioschi. Da un piano economico di uno dei chioschi, documento in nostro possesso risultava già cinque anni fa che un gazebo poteva raggiungere un fatturato annuo pari a 728 milioni delle vecchie lire, delle quali circa mezzo miliardo solo per attività di bar-ristorante». A voler fare chiarezza sulla gestione delle spiagge di Ostia, dall'Idroscalo a Castelporziano, ci ha provato il consigliere municipale di Forza Italia Alessandro Paltoni. Il 18 novembre 2003 è divenuto presidente della commissione Attività produttive, una settimana dopo è stato accoltellato ad una gamba da uno sconosciuto proprio di fronte al Municipio dopo aver annunciato il piano di riorganizzazione. Ieri si è dimesso dalla presidenza della commissione e dal partito. «Ho pagato di persona la battaglia per la trasparenza e la moralità, che posso continuare comunque da consigliere indipendente non condividendo la linea politico-amministrativa attuata dalla maggioranza», spiega in una breve nota. Mentre la procura distrettuale Antimafia prosegue le indagini sull'assegnazione dei chioschi sul lungomare Duca degli Abruzzi a cooperative collegate ad esponenti della criminalità organizzata. La mafia era riuscita ad ottenere la gestione dellle spiagge libere di Ostia Ponente partecipando a regolari bandi di concorso. I componenti della gang che faceva capo all'ex membro della Banda della Magliana Paolo Frau, ucciso nel 2002, potevano affittare ombrelloni e assumere marinai di salvataggio. Per la concessione ottenuta dal Comune di Roma ogni chiosco pagava da dodici a cento euro al mese ma ne guadagnava 250mila di euro a stagione. Un vero affare, pulito, da affiancare però alle attività tradizionali della criminalità organizzata: usura, gioco d'azzardo, estorsione, traffico di droga. Ci sono voluti due anni di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e accertamenti per mettere assieme l'intricato puzzle e permettere alla polizia di raccogliere le prove che hanno portato all'arresto di diciotto persone. I «chioschi della mafia» sono stati posti sotto sequestro.



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