L'Italia si ostina a prediligere il caos |
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COMUNICATO STAMPA FE.NA.IT. DEL 28 LUGLIO 2005LA PRATICA DEL NATURISMO? L’ITALIA SI OSTINA A PREDILIGERE IL CAOS.APPELLO DELLA FEDERAZIONE NATURISTA ITALIANA (FENAIT) AI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO PER UNA RAPIDA APPROVAZIONE DELLA LEGGE SUL NATURISMO. |
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Simona CARLETTI del Direttivo della FENAIT (Federazione Naturista Italiana) ha inviato oggi una lettera ai Presidenti di Camera e Senato affinché si approvi subito una legge nazionale che regolamenti il naturismo in Italia. Sono ben tre i Progetti di legge che giacciano alla camera dei Deputati, uno dei DS (primo firmatario Franco GRILLINI) uno dei Verdi (PECORARO SCANIO) ed uno di Forza Italia (MASSIDDA). Presso il Senato della Repubblica esiste poi un quarto Progetto di legge a firma di Sauro TURRONI. Ovviamente, i Progetti sono sottoscritti anche da decine e decine di altri parlamentari di vari partiti. Sull’argomento, Simona CARLETTI ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Scegliere di avvicinarsi al naturismo in Italia può far venire il mal di testa. Se infatti la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ripetutamente stabilito che non può considerarsi indecente la nudità integrale di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata, è anche vero che, puntualmente, le cronache estive, anche di questi giorni, registrano numerosi casi di denunce per atti contrari alla pubblica decenza a danno di naturisti, peraltro sorpresi a prendere il sole nudi in spiagge isolate e spesso difficilmente raggiungibili. Recentemente anche alcuni sondaggi hanno confermato che per la maggior parte degli italiani il nudo in spiaggia è una cosa naturale ma, ciò nonostante alcuni sindaci “moralizzatori” hanno, con apposite ordinanze, vietato il nudismo nel loro Comune al prezzo anche di onerose multe ai malcapitati. Lo scopo di tali vergognose ordinanze (i sindaci di Sirolo e Manerba del Garda in testa) è soprattutto quello di voler colpire innocui bagnanti amanti della tintarella integrale alla stregua di delinquenti, esibizionisti, molestatori e quant’altro giustamente da perseguire. Il naturista italiano, di fronte a questi comportamenti bizzarri e tutt’altro che univoci, vacilla e perplesso prenota le sue vacanze naturiste, per lui e la sua famiglia, in una delle oltre 1.500 strutture esistenti in Europa. E sono almeno 350.000 ogni anno i naturisti italiani costretti a frequentare, per le loro vacanze, i campeggi e le spiagge oltre confine, soprattutto in Spagna, Croazia e Francia. Ma quale confine? Siamo in Europa e continuiamo a sbattere la porta in faccia a milioni e milioni di naturisti tedeschi, francesi, spagnoli, inglesi, olandesi, svizzeri, austriaci, belgi, danesi, etc.etc., che preferiscono passare le loro vacanze in paesi e località in cui sanno di essere accolti e non certo di venir molestati dagli organi di polizia per quel diritto negato di poter praticare quella che è una scelta di vita sana, rispettosa dell’ambiente, del prossimo e considerata tale in tutto il resto del mondo civile. L’Italia, con la scelta dell’indeterminatezza ed il caos che genera l’assenza di una legge nazionale che sappia garantire e regolamentare la pratica del naturismo, non accontenta nessuno. Chi è naturista si sente, infatti, discriminato e a volte addirittura perseguitato. Chi naturista non lo è può invece trovarsi, come nella spiaggia naturista di Capocotta (RM), vestito tra nudi dove sempre meno nudi e sempre più vestiti si mescolano contro ogni pur lontano riferimento alla filosofia naturista e sempre maggiori affinità con la logica del profitto. Non si può infatti chiamare spiaggia naturista quella che fu, prima in Italia, ufficialmente destinata al naturismo dal Comune di Roma e dalla quale tutto il naturismo ufficiale ha preso le debite distanze. Altre spiagge, in varie regioni d’Italia (dalla Toscana, alla Calabria, alla Sicilia) si affacciamo timidamente nel disordinato panorama italiano, alcune a dir la verità con una tradizione anche trentennale, nulla di ufficiale naturalmente ma è proprio in quei luoghi che si respira un’aria pulita, naturista. Esistono, poi, imprenditori che, con le opportune certezze legislative, sarebbero felici di investire in questa considerevole fetta di mercato con strutture ad hoc per i naturisti italiani e per il turismo naturista. Ma l’Italia sembra, ancora oggi, voler ostinatamente sovrapporre un arbitrario e non univoco giudizio moralistico alle altrui ed individuali scelte di vita e di costume, limitando la varietà dell’offerta turistica del nostro paese e rinunciando così a consistenti benefici sia economici che di immagine. L’appello che la FENAIT rivolge ai Presidenti di Camera e Senato è di approvare finalmente una legge che regolamenti il naturismo poiché è assurdo che il Parlamento italiano continui a prediligere il caos su questo argomento per un mero problema di incertezza normativa e di assoluta miopia nei confronti di quanto già accade da decenni e decenni in tutto il resto d’Europa”. |
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