SAN VINCENZO. In un tratto di spiaggia detto “Nido dell’Aquila”, all’interno del Parco di Rimigliano è praticato il nudismo, o meglio il naturismo. All’altezza di una casa diroccata, vicino all’Hotel Tuscanica, basta seguire il sentiero fino al mare. Qui il fenomeno del nudismo incominciò all’inizio degli anni Ottanta, incoraggiato dal fatto che la zona era di fatto ignorata dai turisti. Da quegli anni il “Nido dell’Aquila” è diventato un punto di ritrovo per il nudismo, dove conoscere gente, trascorrere giornate al mare in tutta tranquillità e scambiarsi esperienze. Adesso, sulle dune, sono stati attrezzati i servizi igienici ed aperto anche un piccolo bar. Ma in questi lunghi anni qualche problema si è registrato come, ad esempio, nel 1993 quando i carabinieri della stazione di San Vincenzo, a causa della presenza di numerosi turisti, intervennero denunciando 25 naturisti “per atti contrari alla pubblica decenza” (Art. 726 c.p.). L’iniziativa dei militari sembrò aver decretato la fine dell’esperienza dei nudisti a San Vincenzo, invece, nel maggio 1994 il tribunale di Livorno, su richiesta dello stesso Pubblico Ministero, archiviò il caso perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”. La decisione del tribunale livornese, insieme a quella di pochi altri in Italia, costituì un precedente nella giurisdizione attinente al costume ed alla morale, ed ebbe un effetto galvanizzante che portò ad un ulteriore aumento della comunità dei naturisti a San Vincenzo. Stando alle notizie il numero degli associati ammonterebbe ad oltre cinquemila, ma in realtà chi pratica questa disciplina supera abbondantemente il mezzo milione. La cronaca degli anni Novanta ci riserva ancora un fatto singolare: nell’agosto del 1997 la spiaggia di “Nido dell’Aquila” fu visitata nuovamente dai carabinieri della stazione sanvincenzina, fra cui uno in divisa. Con viva sorpresa degli stessi militari, alcuni nudisti declinarono l’invito a rivestirsi citando, a proprio sostegno, la sentenza dei vari tribunali fra i quali anche quello di Livorno e grazie ad una lettera del sindaco dell’epoca che “tollerava” la piccola comunità. Dopo una breve ma accesa discussione anche i carabinieri dovettero convenire che in quel tratto di spiaggia la pratica del naturismo era da considerarsi legittima. La spiaggia di San Vincenzo è catalogata, dai siti specializzati dei nudisti, come la principale dove i naturisti vengono tollerati. L’amministrazione comunale da anni mantiene questa posizione un po’ “pilatesca”; sarebbe opportuno, secondo l’opinione di molti, uscire da questa ambiguità e prendere atto di una realtà consolidatasi da oltre un trentennio e riconoscere quella spiaggia come luogo naturista. Ciò comporterebbe una serie di diritti e di obblighi, ma soprattutto si garantirebbe a tutti spazi e libertà di espressione.
L.B.
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