Politica pulita


 

COMUNICATO STAMPA UNI Lazio DEL 17 DICEMBRE 2005


POLITICA PULITA


APPELLO DELL’UNI LAZIO AI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DEL MUNICIPIO DI OSTIA: AL PRIMO POSTO DEL PROGRAMMA UN IMPEGNO PER IL RISPETTO DELLA LEGALITÀ IN OGNI CAMPO, ANCHE A COSTO DI DIRE NO AL CAMPIDOGLIO PER SCANDALI COME QUELLO DI CAPOCOTTA.



Sono molte le possibilità di candidature eccellenti a Presidente del Municipio di Ostia: da Paolo ORNELI a Teodoro BONTEMPO che per tale incarico lascerebbero l’uno il Comune di Roma e l’altro il Parlamento. Ora si aggiunge una candidatura di Forza Italia.
Ostia ha una popolazione che, se fosse Comune autonomo, rappresenterebbe la 14° città italiana per abitanti e questo, con la massiccia dose di cemento in arrivo, giustifica tanto interesse sia da parte di chi vorrebbe il “sacco del litorale”, sia da chi intende opporvisi.
Sull’argomento, l’UNI Lazio ha lanciato oggi una proposta ai possibili candidati: mettere al primo posto dei propri programmi il rispetto assoluto della legalità nel territorio lidense.
L’UNI Lazio, in particolare, fa anche riferimento a quanto avvenuto con gli abusi edilizi sul litorale protetto di Capocotta, invaso da strutture abusive destinate a grandi ristoranti.
Il Municipio di Ostia, solo recentemente sembra abbia determinato di opporsi al Comune di Roma che, negli ultimi sei anni, è più volte intervenuto per impedire le demolizioni degli abusi.
Paolo GUERRA, portavoce dell’UNI Lazio, che è giunto all’ottavo giorno di sciopero della fame affinché non si debba assistere ad ulteriori interventi dall’alto per impedire il ripristino della legalità nell’area protetta, si dice estremamente rammaricato del fatto che Capocotta, pur essendo le demolizioni competenza del Municipio, sia gestita dall’assessorato alle Politiche Ambientali del Comune di Roma retto dal verde Dario ESPOSITO.
L’Assessorato alle Politiche Ambientali capitolino, infatti – afferma l’UNI Lazio - non solo si è sempre opposto alle demolizioni e tantomeno intende allontanare i responsabili degli abusi edilizi, ma vorrebbe addirittura premiare gli stessi con strutture ancora più ampie e distruttive dell’ambiente naturale. Se si fosse rispettata sin dall’inizio la legge che prevede la demolizione delle strutture abusive entro 30 giorni dalla notifica delle ordinanze di demolizione, o si fosse intervenuti con i dovuti sequestri, non saremmo certo arrivati a questo punto. Oggi, a più di sei anni dalla prima ordinanza di demolizione, i responsabili di questo enorme scandalo che ha portato ad ingenti profitti non sono più certo solo gli autori degli abusi edilizi stessi, ma un elenco di organi istituzionali che sarebbe troppo lungo e penoso elencare per intero.



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