Pranzo con conferenza del 18.12.2005


 
Domenica 18 dicembre

Resoconto del
PRANZO CON CONFERENZA


Grande successo del pranzo presso l'Agriturismo Cascina Forestina di Cisliano (Milano), con la partecipazione di 70 persone.

Di seguito le riflessioni introduttive di Andrea Grasselli e l'intervento di Massimo Tettamanti, chimico ambientale, sull'impatto delle scelte alimentari sulla vita e sul mondo. Al termine è seguita un'estrazione di libri a tema vegan delle Edizioni Sonda.


La mia scelta vegan

Brevi riflessioni introduttive all’intervento di Massimo Tettamanti in occasione del pranzo dei naturisti tenutosi a Milano il 18 dicembre 2005

Ringrazio il naturismo per avermi insegnato a voler guardare la realtà con maggiore sincerità.

Grazie al naturismo ho iniziato ad esempio a pormi delle domande sul modo in cui gli esseri umani si relazionano con gli animali: perché ad esempio un cane e un gatto hanno il diritto di vivere la loro vita, mentre un vitello e un maiale no? Cosa manca ad un vitello rispetto ad un cane per non avere il diritto alla vita? Esistono animali da sfruttamento e altri da compagnia? Se esistono, in base a quali criteri? C’è un ordine divino? E se non credo in un ordine divino, chi ha deciso questi criteri?

Dopo lunghe riflessioni e osservazioni, sono arrivato alla conclusione che la suddivisione degli animali in varie categorie è una creazione arbitraria dell’uomo e ho iniziato a sentire il peso delle immense ingiustizie che l’uomo causa alla gran parte degli animali non umani. Consumando prodotti animali, mi sono sentito responsabile di tante sofferenze. Mi sono chiesto? Cosa è più importante? La soddisfazione del mio palato oppure il rispetto per la vita? La mia risposta è stata semplice: il rispetto per la vita. Ho quindi modificato le mie abitudini alimentari ed ora mangio solo cibi di provenienza vegatale.

Non è stata una scelta di rinuncia, è stata una scelta liberatoria: è molto facile per me vivere vegan, da quando vivo così mi sento più sereno e più centrato in me stesso e non conosco più le pesantezze di stomaco.

La guerra che gli esseri umani combattono contro gli animali è la più grande di tutti i tempi e sono sempre gli stessi ad uccidere e gli stessi a morire. Nel 2004 l'uomo ha ucciso 48 miliardi di animali: corrisponde a 1500 ogni secondo, 90 mila ogni minuto, 5 milioni e mezzo ogni ora, 130 milioni ogni giorno. E il consumo di carne nel mondo è in aumento...

Gli animali non umani sono esseri senzienti come noi, che amano, che soffrono, che gioiscono e che hanno molta paura. La maggior parte di loro muore in modo miserabile dopo una vita miserabile.

Abito in campagna. L’osservazione delle mucche del contadino vicino a casa mi ha fatto capire che non c’è nulla di naturale nel loro comportamento: non sono degli animali, sono delle fabbriche, che passano il loro tempo a mangiare, ruminare, farsi mungere, defecare, partorire. I ritmi sono imposti dall’uomo. Trovo questa cosa profondamente ingiusta: secondo me ogni animale dovrebbe avere il diritto di vivere la sua vita in libertà.

Parallelamente alle osservazioni ho iniziato a leggere e a documentarmi: il libro “Ecocidio” dell’economista statunitense Jeremy Rifkin è stato illuminante: ho capito che lo sfruttamento animale non è solo eticamente sbagliato, è anche estremamente dannoso per l’ambiente e per la salute del pianeta. Un altro libro che mi ha fatto capire tante cose è “Diventa vegan in 10 mosse” di Marina Berati e Massimo Tettamanti. Massimo, chimico ambientale, è vegan da otto anni ed è in ottima salute: vivere vegan è possibile. A Massimo do la parola per illustrare l’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari.

Andrea Grasselli


L'impatto ambientale delle nostre scelte alimentari

Nell'ultimo decennio il dibattito sullo sviluppo sostenibile ha contribuito a generare una maggiore consapevolezza sui problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta e sulla necessità di intervenire per la sua salvaguardia.

Ma troppo spesso viene trascurato un fattore fondamentale: l'impatto sull'ambiente delle nostre scelte alimentari. Di questo, ma non solo, si occupa l'"Ecologia della nutrizione" (Nutrition ecology), una scienza inter-disciplinare, che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo quattro punti di vista principali: la salute umana, l'ambiente, la società e l'economia.

Da un punto di vista ambientale,latte e carne sono indiscutibilmente "cibi" dispendiosi, inefficienti e inquinanti: oltre alla perdita di milioni di ettari di terra coltivabile (che potrebbero essere usati per coltivare vegetali per il consumo diretto degli umani) vi è la questione dell'enorme consumo d'acqua, il consumo di energia, il problema dello smaltimento delle deiezioni animali e dei prodotti di scarto, le ripercussioni sul clima, l'erosione del suolo, e la desertificazione di vaste zone.

L'uso di prodotti chimici

I prodotti chimici comprendono fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi uccidono le piante nocive. Dal 1945 ad oggi il consumo di pesticidi è decuplicato, mentre i danni provocati dagli insetti alle colture è raddoppiato.
Non si tratta però di un problema legato all'agricoltura in sé e per sé, ma all'agricoltura finalizzata all'allevamento di animali: per quanto riguarda gli erbicidi, ad esempio, è indicativo il fatto che l'80% di quelli usati negli USA viene utilizzato nei campi di mais e di soia destinati all'alimentazione degli animali.

Il consumo di energia e risorse vegetali

Nel trasformare vegetali in proteine animali, un'ingente quantità delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali viene sprecata nel sostentamento di tessuti non commestibili come ossa, cartilagini e frattaglie, e le feci.
Esiste il cosiddetto "indice di conversione", che misura la quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l'animale. Ad un vitello servono 13 kg di mangime per aumentare di 1 kg, mentre ne servono 11 a un bue giovane e 24 ad un agnello. I polli richiedono invece solo 3 kg di cibo per ogni kg di peso corporeo. Se si considera poi che l'animale non è tutta carne, ma vi sono anche gli "scarti", queste quantità vanno raddoppiate.

Il consumo d'acqua

Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento). Quasi la metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame.
Il settimanale Newsweek ha calcolato che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.

Le deiezioni

In Italia gli animali da allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che non possono essere usate come fertilizzante e vengono smaltite per spandimento sul terreno, il che provoca un grave problema di inquinamento nelle falde acquifere, nei corsi d'acqua di superficie, nonché eutrofizzazione nei mari.

Anche i farmaci somministrati agli animali possono passare nell'ambiente con i reflui e residuare nei suoli, nei vegetali, nelle acque e quindi negli alimenti di cui si ciba l'uomo.

Le ripercussioni sul clima

Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali. L'allevamento estensivo non ne è la sola causa, ma sicuramente gioca un ruolo primario: nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo e circa il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli.

Il futuro

Come rimediare? Semplicemente, diminuendo il più possibile il contenuto di alimenti animali dalla nostra dieta, e preferendo le coltivazioni biologiche. Una semplice diminuzione del consumo di carne, latte, uova, tale da portare la nostra alimentazione a rispettare le linee guida delle associazioni mondiali per la tutela della salute, che hanno elaborato la "piramide alimentare" (rispettando, così, anche la nostra salute), porta a dimezzare il nostro impatto sull'ambiente: val la pena pensarci!

Massimo Tettamanti


Questi due articoli appariranno anche nella rivista NeoNaturismo pubblicata dalla CO.NA.IT.



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